Sala 24 - Continuità della scultura

 

La tradizione della scultura in Italia non s'interrompe mai, anche quando sembra saltata qualunque categoria tecnica o formale dell'opera d'arte. Sono qui riassunti tre momenti della sua evoluzione nel XX secolo. Arturo Martini (che ritroveremo poi nella sala successiva) è uno dei maggiori scultori del secolo. L'Orfeo qui esposto è un rilievo nel quale si avverte la tensione verso l'originario, l'arcaico che in Italia rappresenta una linea di continuità fra figurativo e astratto. Martini è anche l'autore di un testo dal titolo La scultura lingua morta che sembra chiudere la questione della sopravivenza dell'arte plastica invece, di fatto, la riapre in direzione dell'astrattismo.

Il suo assistente all'Accademia di Belle Arti di Venezia, Alberto Viani acquista negli anni cinquanta una completa autonomia espressiva, che gli permette di raggiungere esiti di grande purezza formale. Infine, le sfere squarciate di Arnaldo Pomodoro, come ha scritto Maura Picciau "irruppero con forza nel panorama artistico italiano,  rivelando una poetica ancora inesplorata dell'informale: la materia negli aspetti reconditi, al nucleo".

 

 

Diener & Diener

  • Modello del progetto per l'ampliamento della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 2000 

Piero Dorazio

  • Phantazo, 1972 

Arturo Martini

  • Orfeo, 1922-1928 circa

Alberto Viani

  • Nudo cariatide, 1951-1952

Arnaldo Pomodoro

  • Sfera n. 2, 1963

Alberto Ziveri

  • La rissa, 1938