Sala 25 - Modernità e Classicismo
La vena classicista che percorre l'arte europea fra le due guerre mondiali tocca l' Italia nella fase ascendente del ventennio fascista, dalla marcia su Roma (1922) alla proclamazione dell'Impero (1936).
Dopo la rivoluzione delle avanguardie, si ritornava all'ordine, alla tradizione, al mestiere.
Il primo movimento sostenuto dal regime è "Novecento italiano" (1922-1929), promosso da Margherita Sarfatti, in nome degli ideali di "concretezza e semplicità".
Nel 1926 lo scrittore Massimo Bontempelli conia l'espressione "realismo magico" per indicare la coesistenza apparentemente contraddittoria di quotidianità e mistero, verità e sogno.
L'arte ufficiale degli anni trenta propugna il mito della romanità e riscopre le antiche civiltà italiche, mentre si riscoprono la terracotta etrusca e la pittura murale fra antichità e rinascimento.
Cagnaccio di San Pietro (Natale Scarpa)
- Preghiera, 1932
Massimo Campigli
- Le spose dei marinai, 1934
Giuseppe Capogrossi
- Il temporale, 1933
Carlo Carrà
- Ragazzo a cavallo, 1936
Felice Casorati
- Ritratti, 1934 circa
- Ospedale, 1927
Emanuele Cavalli
- La sposa, 1934
Antonio Donghi
- Il cacciatore, 1929
Virgilio Guidi
- In tram, 1923
Arturo Martini
Le stelle (Le sorelle) 1932 circa
Il bevitore (La sete o Uomo che beve), 1934-1935
Donna alla finestra, 1930
Mario Sironi
Solitudine, 1925-1926
Il costruttore 1936
L'incontro, 1929
Francesco Trombadori
- Natura morta con cestino di frutta, 1923

