gli artisti e le opere

Le Cabanon de Jourdan

  • Categoria - Dipinto
  • Inventario - 8534
  • Materia e tecnica - olio su tela
  • Autore - Cézanne, Paul
  • Dimensioni - cm 65 x 81
  • Datazione - 1906
  • Provenienza - acquisto degli eredi Jucker, 1987

Descrizione breve

Il dipinto è verosimilmente l'opera a cui l'artista sta lavorando nell'autunno del 1906 poco prima della morte avvenuta nell'ottobre dello stesso anno. Gli è strettamente correlato l'acquarello di collezione privata zurighese già appartenuto ad Ambroise Vollard. Passato dai mercanti parigini Vollard e Bernheim-Jeune a collezioni private svizzere, quest'opera venne acquistata in seguito dal collezionista milanese Riccardo Juncker. Nel 1987 è entrata a far parte della Galleria Nazionale. (di Majo, 2006)
Nel luglio del 1906 Cézanne comunica al figlio di lavorare "presso Jourdan" citando il nome del mercante che possedeva numerosi terreni nella località di Beauregard a nord-est di Aix. Il dipinto rappresenta un edificio basso, di un color ocra aranciato sotto un cielo azzurro con a sinistra una porta anch'essa di un azzurro intenso. A destra, arretrata sotto gli alberi si individua una forma scura, che potrebbe essere un pozzo tipico della zona, a forma di alveare. Ancora verso destra e più vicino al primo piano, un muro si erge nell'ombra azzurra. Nella sua ultima opera egli sembra raggiungere un equilibrio incredibile in cui concilia due tendenze diverse, "dare il massimo di pienezza agli oggetti (le case, gli alberi), e nello stesso tempo farli partecipare ad una totale vita cosmica secondo il principio della continuità della materia". (Barilli 1984). Quando egli viene a contatto con gli Impressionisti comincia ad intendere la pittura non più come l'incarnazione di scene immaginate o proiezione esterna dei sogni, ma piuttosto come uno studio del reale e del nostro modo di percepirlo; egli continuerà a seguire questo tipo di approccio fino alla fine del suo percorso artistico. Scrive nel luglio 1906 a suo figlio " [...]. Ma devo lavorare di fronte alla natura. Qualunque schizzo o dipinto faccia, dovrebbe essere realizzato (dal vero), basato sui mezzi, sulle sensazioni, e sugli sviluppi suggeriti dal modello". Come gli Impressionisti anche Cézanne libera la pennellata dagli obblighi descrittivi ma la carica del compito di dare agli oggetti una maggiore consistenza. La linea di contorno non c'è più; le forme non sono più date dal disegno, è il colore attraverso pennellate come tessere e scaglie a costruirle. Egli sembra trattare ogni cosa con la stessa attenzione: un tratto d'acqua, di cielo o di terra non è meno importante di un volto o di una mano e non è meno "formato" di essi. L'impegno che si cela dietro le sue opere è quello di analizzare il modo in cui vediamo; egli  cerca di ripartire dal grado zero dell'osservazione, eliminando le precedenti conoscenze, tra cui la secolare prospettiva rinascimentale e ogni preconcetto sulla visione. Egli si concede delle "licenze" rispetto alla realtà: inserire l'azzurro ai bordi delle cose viste in lontananza, gli permette di materializzare quello spessore atmosferico che esiste tra noi e gli oggetti, inserire gli stessi verdi dell'erba nell'azzurro del cielo gli consentono di ricreare quell'equilibrio che esiste nella nostra visione. "Quando Cézanne descrive la propria concentrazione sull'elemento visuale egli parla dell'importanza della "ricezione" che chiama con la parola sensazion. Essa ha un doppio valore: è qualcosa che lui vede davanti a sé e nel contempo qualcosa che percepisce dentro di sé".(Bohem, 2002)
Dunque egli non dà credito solo ai suoi sensi, ma anche al contributo dell'intelletto infatti afferma: "L'occhio e il cervello devono aiutare a vicenda occorre lavorare al loro reciproco sviluppo: all'occhio attraverso la visione della natura, al cervello attraverso la logica delle sensazioni organizzate che dà i mezzi per esprimersi". Il ruolo fondamentale di questo artista nel XX secolo è ancora più chiaro nei risultati raggiunti negli ultimi anni di vita in cui "lo troviamo letteralmente abbarbicato al contatto maniacale con la campagna natale, di cui conosce ogni pietra, ogni angolo [...]"  mentre "gli oggetti distinti e le forme della natura si fondono sempre più nel flusso del colore e l'estensione e la profondità di uno spazio mentale diventano soggetto dominante delle sue opere" (M. T. Benedetti 2002). Da questo "spazio mentale" partiranno le ricerche cubiste.

 

Vai alla ricerca