Giuseppe Garibaldi


Definito eroe di due mondi Giuseppe Garibaldi (Nizza 1807- Caprera 1882), giovane marinaio si imbarcò per l'America Latina, dove visse e combatté per 16 lunghi anni, per poi tornare in Patria e lottare per la sua indipendenza. Appena venticinquenne diventa capitano di un mercantile e si unisce ai movimenti patriottici europei ed italiani, come quello mazziniano della "Giovine Italia", abbracciandone  l'ideale di libertà e di indipendenza.

A Rio de Janeiro iniziano le sue imprese di guerriglia in Brasile e in Uruguay, dove chiamò "Mazzini" una sua "barcaccia" del peso di 20 tonnellate. Restò in America Latina, tra alterne vicende, fino al 1848, maturando una grande esperienza sulle strategie e sulle azioni a sorpresa. 

Torna in Italia, chiamato da Mazzini, perché erano scoppiati i moti di indipendenza, che vedranno le celebri Cinque Giornate di Milano. Garibaldi partecipa alla difesa della Repubblica Romana insieme a Mazzini, Pisacane, Mameli e Manara, ed è l'anima delle forze repubblicane durante i combattimenti contro i francesi alleati del Papa Pio IX. Purtroppo i repubblicani devono cedere alle forze nemiche e Garibaldi abbandona Roma. Perde molti compagni fedeli, e l'adorata moglie Anita dalla quale ebbe quattro figli.

Garibaldi inizia un periodo di vagabondaggio per il mondo, per lo più via mare, che lo porta nel 1857 a Caprera, località dove spesso tornerà come rifugio e dimora alla fine delle battaglie. Partecipa alla Seconda Guerra di Indipendenza, ma l'armistizio di Villafranca interrompe la guerra.   Nel 1860 Giuseppe Garibaldi è promotore e capo della spedizione dei Mille; salpa da Genova e giunge a Marsala cinque giorni dopo, da dove inizia la sua marcia di conquista trionfale dell'Italia meridionale: si incontrerà a Teano con Vittorio Emanuele al quale consegna trionfalmente i territori conquistati.

Partecipa alla Terza Guerra di Indipendenza al comando di Reparti Volontari, ma deve di nuovo lasciare il territorio sempre per volontà dei Piemontesi, al cui comando risponde con il celebre: "Obbedisco, rinunciando così alla conquista del Veneto. 

Torna a Caprera, trascorrendo in questa isola gli ultimi anni della sua vita, dove, ancora oggi, la sua tomba si trova di
fronte al mare.