Busto di Alessandro Manzoni



 

Rosa E., Ritratto di Alessandro Manzoni, 1875Tra i grandi dell'Ottocento si staglia la figura di Alessandro Manzoni (1785-1873) considerato il caposcuola del Romanticismo italiano.

Uomo più portato alla vita contemplativa e meditativa che non all'azione, condivide tuttavia pienamente le problematiche e le tensioni della vita politica del suo tempo, partecipa al fermento di una società e di una cultura in espansione, ne interpreta le istanze innovatrici, che sa esprimere artisticamente nelle forme e nei contenuti nuovi delle sue opere letterarie.

Il 1810, anno della sua conversione, è la data essenziale della sua biografia, l'inizio di un percorso nuovo sia spirituale che artistico. Comincia il periodo della sua più intensa attività letteraria, in cui scrive le opere maggiori, dagli Inni Sacri, alle tragedie, ai Promessi Sposi (I ediz. 1827). Sono anche gli anni - quelli tra il '10 e il '27-in cui partecipa con maggiore fervore di speranza e di entusiasmo alla passione politica del Risorgimento. Pur essendo approdato sul piano politico ad un liberalismo moderato e cristiano, non si confuse mai con le idee neo-guelfe, fu sempre avverso al potere temporale dei papi e costante sostenitore dell'idea di Roma capitale. Fu anche tra i primi e più convinti assertori dell'idea unitaria: risale al 1815 il verso famoso "liberi non sarem se non siam uni".

Il Manzoni ha perfettamente la consapevolezza, estremamente moderna, della lingua come di un'entità viva, regolata dall'uso e fondata sulla storia. E' questo il motivo del ruolo privilegiato che attribuisce al fiorentino per le sue illustri ascendenze letterarie, ma specificando sempre che il suo riferimento è il fiorentino "parlato" dopo la famosa "risciacquatura dei panni in Arno". Poiché è convinto che ogni unità etnica comporta un'unità linguistica, egli cerca un linguaggio che, se da un lato aderisce alla novità della sua opera letteraria, dall'altro possa anche e soprattutto rispondere alle nuove esigenze storiche, poste dal processo di unificazione nazionale, e sia in grado di esprimerle. Un linguaggio popolare e al tempo stesso nazionale, non una "bella lingua", ma "una lingua semplicemente", cioè un "mezzo di comunicazione di ogni sorta di concetti fra tutti gli Italiani", un linguaggio che non sia patrimonio di una ristretta élite di uomini colti, ma sia adatto ad una cultura moderna, estesa ed uniforme. Ed anche in questo Manzoni ha segnato una svolta fondamentale nella storia della cultura italiana indicando una via sempre ricca di sviluppi ed ancora attuale. 

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