Cortile Kosuth

 

Nel 2002 la Galleria nazionale d'arte moderna aveva commissionato a Joseph Kosuth il progetto per la nuova pavimentazione del cortile dell'ala ovest del museo. Portata a termine nel 2005, l'opera consiste in un pavimento in porfido nero contenente dodici riquadri grigi bordati da una cornice bianca, in cui sono scritte a mosaico bianco dodici parole tratte come il titolo dell'installazione dal libro I, capitolo II del De Imaginum, Signorum et Idearum compositione (1591) di Giordano Bruno, un trattato di mnemotecnica, cioè relativo all'arte della memoria, così indispensabile agli oratori del mondo antico per memorizzare lunghi discorsi.

L'arte della memoria è indispensabile al giorno d'oggi per l'organizzazione e la comunicazione del sapere. Il museo è il luogo simbolico della conservazione delle immagini e della memoria, dunque il cortile che ospita l'opera di Kosuth diventa luogo mnemonico e il percorso del visitatore, dall'Imago all'Idea, è un percorso di conoscenza. L'opera non si coglie mai nella sua interezza ma è visibile solo passo dopo passo. Il visitatore percorre le parole così come percorre lo spazio, connettendo i significati tra loro.

 

Joseph Kosuth

Toledo (Ohio, USA) 1945

The iis quae ad speculum et in speculo, 2005