Approfondimenti

Storia e società:

La battaglia di Magenta, combattuta nei pressi di Milano il 4 giugno 1859, fu uno dei successi franco-piemontesi della II guerra d'indipendenza. La Francia era intervenuta a fianco del Piemonte secondo quanto previsto dagli accordi di Plombières, capolavoro diplomatico di Cavour e alle truppe regolari piemontesi si erano uniti anche i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Gli scontri furono sanguinosissimi, si stimano circa 30.000 morti. La battaglia di Magenta segna la vittoria delle truppe piemontesi e dei loro alleati francesi sugli Austriaci ed apre il varco per Milano verso la conquista della Lombardia. Le successive vittorie di Solferino e S. Martino renderanno ancora più amara l'affrettata conclusione della guerra con l'armistizio di Villafranca, voluto soprattutto dai francesi per arginare il gran numero delle perdite sotto la pressione degli stati europei preoccupati dall'espansione piemontese.
 

Psicologia e percezione:

Fattori sceglie di non privilegiare il momento eroico dello scontro, ma una scena delle retrovie, il ritorno dei feriti. Si avverte un'aria di apparente tranquillità. Solo l'orizzonte del campo denuncia il conflitto appena terminato attraverso le tracce in lontananza dei fumi densi dei cannoni nel cielo grigio. La composizione si dispiega lungo una struttura orizzontale con al centro l'elemento dominante del quadro: il carro dei feriti come rappresentazione della sofferenza, e ai lati i soldati a sinistra e le suore infermiere a destra. L'unico elemento verticale di rilievo, l'albero, permette di percepire la profondità del paesaggio.
 

Arte:

La piccola tela di Giovanni Fattori è un bozzetto, cioè un lavoro preparatorio per La battaglia di Magenta attualmente conservata presso la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze. Questo spiega le dimensioni ridotte, insolite per una battaglia, e la tecnica di esecuzione molto veloce, che però è anche tipica del gruppo dei Macchiaioli, al quale Fattori apparteneva. Se l'orizzontalità su cui si fonda la composizione trasmette un'impressione di staticità, altri elementi, come i cavalli, rendono la tensione della battaglia. La centralità del carro dei feriti, ancora più evidenziata dal candore del velo delle suore a cui corrisponde il bianco del cavallo, ci fa capire che non si tratta di un'opera con intenti celebrativi; l'artista è interessato soprattutto a mostrare le sofferenze che la guerra comporta, rappresentando  implicemente la realtà dei fatti con un tono asciutto e sobrio, nonostante il dipinto sia stato realizzato per esaltare un episodio del Risorgimento.

L'autore: 

Giovanni Fattori (1825-1908) è uno dei maggiori rappresentanti del gruppo dei Macchiaioli sorto a Firenze intorno al 1860. Il dipinto "a macchia" si realizza partendo dal concetto che la realtà è composta visivamente da una miscela di "macchie di colore e chiaroscuro". Gli artisti volevano rendere l'impatto della realtà nel suo insieme e la raffiguravano dal "vero" escludendo la descrizione del dettaglio.