Donne che lavano al fiume Sarno

Del bucato se ne sono sempre occupate le donne, specialmente quelle appartenenti agli strati più bassi della società. In città venivano utilizzate le fontane pubbliche o i lavatoi comunali; in campagna, invece, dove mancavano fontane e lavatoi, si era soliti andare sulle rive dei torrenti, dei fiumi o anche di piccolissimi ruscelli, le cui acque ghiacciate d'inverno dovevano essere frantumate per immergervi i panni. Era un lavoro faticoso, un'attività a cui le donne non potevano sottrarsi, che richiedeva molto tempo, ma che tuttavia veniva vissuto con un vivo spirito di gruppo. Il bucato, infatti, rappresentava anche un momento di aggregazione ed era svolto più volentieri in compagnia, sviluppando così un senso di solidarietà e di amicizia.

Il quadro mette in evidenza la fatica del lavoro e la sua ineluttabilità poiché si percepiscono le donne intente a lavare, ma non i loro sguardi né le loro espressioni. Trapela dalla veridicità delle figure l'accettazione di una sottomissione alla fatica e all'impegno quotidiano e familiare. Le donne chine sono racchiuse da un muro diroccato che evoca la costrizione e l'ineluttabilità dei gesti.

Palizzi si dedicò interamente alla rivoluzionaria tecnica della pittura a macchia che si andava affermando in Italia,  eseguendo le sue opere all'aperto, come già si usava fare in Francia.

Approfondimenti

Filippo Palizzi, Donne che lavano al fiume Sarno (Sarno), 1856