L’aratura

Carlo Pittara, L'aratura, 1870Nel lavoro contadino l'aratura rappresenta un momento particolarmente importante poiché da questo dipende la produttività del terreno e dunque la copiosità dei frutti che ne scaturiscono. Ma era anche un momento di grande fatica fisica, soprattutto in un epoca in cui non vi erano macchine che sostituissero la forza e il sudore dell'uomo.

Quando il mondo dell'agricoltura fu investito anch'esso dal processo di modernizzazione tecnologica, i buoi furono definitivamente abbandonati nei lavori nei campi e al loro posto s‘imposero i moderni aratri, trainati da trattori. Con essi vennero meno tutti quei rituali che ne accompagnavano la preparazione, i saperi empirici, frutto dell'esperienza, che si tramandavano di padre in figlio.

La tela appare densa di significato poiché in un'unica scena Pittara rappresenta tutta la durezza e le contraddizioni della società contadina. I buoi in primo piano, l'unica risorsa per il contadino curvo sull'aratro, con cui può dividere le sue energie. Al centro dei due vertici vi è il proprietario terriero, datore di lavoro del contadino, ma anche suo oppressore, colui che lo costringe ad un lavoro massacrante, in cambio, spesso, di una magra ricompensa. Egli osserva immobile, fiero ed eretto, ostentando una tenuta che male si conforma alla fatica nei campi e alla povertà del lavoratore.

La scena è statica, il tempo sospeso sembra alludere ad una condizione in cui non vi è alcuna possibilità di riscatto. Il pittore è abilissimo a rappresentare l'immediatezza del "vero", anche se per noi questo vero non è più tale poiché il quadro ci rinvia un'immagine lontanissima dalla nostra realtà.

Pittara fu un artista la cui ricerca pittorica si orientò in direzione realistico-verista, che predilesse temi umili, tradotti sulla tela con grande austerità e solennità.

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