Approfondimenti

Storia e società:

Fare il bucato è da sempre un'attività tipicamente femminile. In passato, quando l'attività era dura e faticosa poiché svolta a mano, le lavandaie appartenevano alla classe sociale più bassa. In città le donne usavano le fontane pubbliche o i lavatoi comunali. In campagna, dove mancavano fontane e lavatoi, erano solite andare sulle rive dei torrenti, dei fiumi o di piccoli ruscelli. Pur essendo un lavoro pesante, rappresentava un importante momento di aggregazione perché era vissuto dalle donne con vivo spirito di gruppo e di solidarietà.

Percezione:

Costruito come un'istantanea della realtà quotidiana delle massaie dell'epoca, il quadro è un autentico ritratto della fatica fisica delle donne. I volti sono sfocati, nessuna sembra emergere con la propria soggettività, le donne restano immerse in un magma indefinito, in cui ciò che le caratterizza è soltanto il lavoro. Predominano i colori bruni del terreno e i bianchi delle camicie e dell'acqua; si coglie una simmetria formale tra le due file delle donne e l'acqua che scorre.

Arte:

Come grande colorista Palizzi concentra la sua attenzione sulla resa della luce naturale, che si riflette luminosa sulle camicie e sulle increspature dell'acqua. I contorni risultano indeterminati per offrire largo spazio a campiture di colore aggrumato in zone ed i precetti del disegno accademico lasciano il posto alla più moderna pittura a macchia, a cui il pittore si sta indirizzando in questi anni.
 

Autore:

L'opera di Filippo Palizzi (1818-1899) rappresenta uno dei più importanti tentativi di rinnovamento della pittura italiana in direzione realistico-verista. Allontanatosi dalla grande pittura storica, l'artista focalizzò il suo interesse sui temi "minori" di piccoli paesaggi o animali, descrivendo la fatica fisica dei lavori più umili.