Approfondimenti

Storia e società:

L'emigrazione verso una nuova vita e un nuovo mondo è il tema centrale di questo quadro. Il dipinto è molto realistico, rappresenta una situazione diffusa nell'Italia di fine Ottocento quando, una volta raggiunta l'agognata unità, lo stato nascente dovette confrontarsi con le grandissime differenze socio-economiche che dividevano il paese.Nella prima fase, dai primi anni '80, partirono intere famiglie, successivamente soprattutto uomini soli. I flussi migratori avevano gli Stati Uniti come meta privilegiata. Alla fine dell'800 gli emigranti erano circa 150.000 l'anno per arrivare ai 300.000 del primo Novecento.

Percezione:

La grande dimensione del dipinto, l'enorme massa di persone raffigurate, ci presenta il fenomeno dell'emigrazione come un evento collettivo. Il modo in cui queste persone sono vestite, i bagagli logori indicano le loro difficoltà economiche. Sembra che attendano da molto tempo una nave che ancora non si vede. C'è un'atmosfera triste, ma anche dinamica se facciamo attenzione ai personaggi che forse stanno parlando del loro futuro. La coloritura calda e luminosa ribadisce la speranza di una vita migliore.
 

Arte:

La struttura del dipinto è articolata su livelli orizzontali sottolineati in primo piano dalle persone sedute o sdraiate e in secondo piano dai soggetti in piedi. La profondità è data dalla riduzione progressiva delle dimensioni delle figure umane che si allontanano dall'osservatore. L'autore descrive in modo dettagliato la scena ambientandola nel porto di Livorno, che ben conosceva, e riesce a ravvivarla grazie al sapiente uso dei colori e alla disposizione dei protagonisti dello spazio, reso così mosso e vivace per la diversità di posizioni e atteggiamenti assunti dalle figure. La tela è di proporzioni monumentali e fissa nello stile del grande racconto storico l'epopea dell'emigrazione italiana.

Autore:

Angelo Tommasi (1858-1923) è un pittore naturalista della seconda generazione macchiaiola fortemente influenzata dal realismo francese di Gustave Courbet. Insieme ai colleghi, tra cui spiccano Giovanni Fattori e Silvestro Lega, collaborò alla diffusione di un nuovo modo di dipingere, usando macchie di colore e forme dal contorno poco definito.