Infortuni sul lavoro

In passato erano chiamati "i caduti del lavoro" i morti per incidenti. Questi lavoratori sono stati spesso ricordati con questo termine anche nelle strade e nelle piazze italiane loro dedicate.

Grazie al movimento operaio italiano, fin dagli anni '60 si è diffuso il termine omicidi del lavoro per indicare con chiarezza le responsabilità dei sistemi di produzione industriali rispetto alle scarse condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro, causa di migliaia di morti nel mondo, specialmente nel settore edilizio, nelle miniere e nel settore siderurgico.

Negli ultimi anni, soprattutto i mezzi di comunicazione di massa definiscono questo fenomeno anche con i termini morti bianche e omicidi bianchi, dove l'uso dell'aggettivo "bianco" allude all'assenza di una mano direttamente responsabile dell'incidente.

Tuttavia si comincia a registrare finalmente un andamento decrescente del dato infortunistico. In base al "Rapporto Annuale dell'INAIL sugli infortuni e le morti sul lavoro" dal confronto fra il 2009 e il 2010 emerge chiaramente una flessione nel trend degli infortuni con una riduzione dell'1,9% e, per quanto riguarda quelli mortali, i 980 casi del 2010 evidenziano un calo del 6,9% rispetto ai 1053 del 2009. Cifre che potrebbero fare ben sperare se si pensa che dieci anni fa gli infortuni sul lavoro erano oltre un milione, di cui ben 1452 i casi mortali.

Restano però aperti gli interrogativi e le problematiche sociali legate al lavoro nero e alle forme persistenti del caporalato, all'interno delle quali non è semplice conoscere e quantificare le condizioni lavorative e i relativi infortuni anche dei minorenni.