La guardia alla ruota dei trovatelli

Toma, G., La guardia alla ruota dei trovatelli, 1877La guardia alla ruota dei trovatelli presenta in tutta la sua crudezza il tema realistico dell'abbandono dei neonati, fenomeno diffuso nei secoli scorsi. In Occidente il primo ricovero per i trovatelli fu fondato a Milano nell'VIII secolo, ma risale al XII secolo con Innocenzo III l'istituzione a Roma presso la chiesa di Santo Spirito in Sassia della "ruota degli esposti" o dei "proietti", a cui il papa dette valore giuridico.

Pare che egli fosse rimasto molto turbato dal ritrovamento nel Tevere di tre piccoli corpi e che per questo decise di istituire il sistema della ruota. I bambini venivano registrati su un apposito documento e poi venivano affidati alle cure delle balie, oppure ricoverati nei brefotrofi, dove però la mortalità infantile era molto alta.

Oltre che in Italia, le ruote si diffusero soprattutto in Francia, Spagna e Grecia, ma non nei paesi germanici e anglosassoni; in Europa cominciarono a scomparire solo negli ultimi decenni dell'Ottocento quando vennero sostituite da uffici pubblici.

In quest'opera di intensa commozione condotta con grande sobrietà e finezza di mezzi pittorici Toma ritrae due donne, abbigliate semplicemente, che riposano durante la guardia notturna in attesa dell'arrivo di qualche neonato abbandonato. La ruota dei trovatelli campeggia sulla parete di fondo della stanza, come due occhi vigili che guardano verso di noi.

La profonda tristezza e la miseria che connotano l'ambientazione in cui i trovatelli venivano raccolti, diviene metafora pittorica, sottile trapasso psicologico, del tema dell'abbandono. Qui tutto contribuisce a far percepire un senso complessivo di profonda desolazione. Con il suo realismo, Toma non intende creare illusioni, ma descrivere in modo asciutto il dramma dei bambini abbandonati. Il dipinto si offre come un'intima nota autobiografica di Gioacchino Toma (Galatina 1836 - Napoli 1891), anch'egli  orfano ed allevato in vari ospizi.

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