Gioco

Alcuni giochi e giocattoli dell'antichità, grazie alle scoperte archeologiche, sono arrivati fino a noi (come la palla, la bambola, i dadi) senza perdere di attualità. Inoltre venivano usati come giocattoli oggetti di uso quotidiano realizzati in miniatura, finalizzati all'assunzione dei ruoli adulti. Solo nel XV sec. troviamo le prime fabbriche di giocattoli. Con il Rinascimento si comincia a guardare con attenzione e interesse ai giochi infantili, che devono essere considerati come le azioni più serie dei fanciulli (Montaigne).

Nel 1600 e nel 1700 si dà maggiore importanza al gioco (cfr. Locke e Rousseau). Nel XVIII sec. c'è una maggiore espansione nella fabbricazione dei giocattoli e appaiono per la prima volta giocattoli di interesse tecnologico e  scientifico. Il XIX sec. vede l'inizio della produzione industriale di massa, che tiene conto di un target differenziato a seconda del ceto sociale, dell'età e del sesso dei bambini.

Pur essendo entrato nella produzione di massa, il giocattolo mantiene la sua funzione ludica e di componente formativa nel processo di socializzazione per gran parte del sec. XX, fino a che negli ultimi decenni, quando la dimensione consumistica ha prevalso, è venuto ad assumere connotazioni diverse. Già apartire dall'immediato dopoguerra si era creata una sinergia fra mondo dei mass media e produzione dei giocattoli, ma è negli ultimi anni che il gioco è divenuto una proiezione, anche virtuale, del mondo mediatico.

Il mondo dei giochi si è aperto ad una realtà sconfinata, virtuale, dove il confine tra reale e pseudo-reale diventa labile, pur mantenendo connotazioni di realtà, sebbene resti poco spazio alla creatività, all'immaginario ed al fantastico. Il bambino "non inventa il mondo - per usare le parole di Barthes - ma lo utilizza solamente".