Approfondimenti

Storia e società:

La ruota degli esposti o dei trovatelli come istituzione risale al papa Innocenzo III, che la introdusse a Roma alla fine del XII secolo per il mantenimento dei poveri e dei "proietti" (cioè bambini abbandonati). La ruota o "torno" funzionava grazie ad un meccanismo rotondo e girevole e solitamente era installata in edifici religiosi. I bambini venivano lasciati nel cilindro girevole, che si faceva scorrere con una piccola spinta, mentre una campanella avvisava gli addetti della presenza del neonato. La ruota non dava  rifugio solo ai "figli della colpa e della vergogna", ma era una vera e propria forma di assistenza sociale per le famiglie povere che non potevano allevare i figli. Il fenomeno dell'abbandono era presente già nelle società più antiche, sebbene non vi siano stime certe. In Europa il fenomeno assunse vaste proporzioni soprattutto nei secoli XVIII e XIX.

Percezione:

La ruota dei trovatelli campeggia sulla parete di fondo della stanza come due occhi vigili che guardano verso di noi. Si avverte un senso complessivo di profonda desolazione. La tristezza e la miseria che connotano l'ambientazione diviene metafora pittorica, sottile trapasso psicologico del tema dell'abbandono.

Arte:

Questo quadro illustra uno dei temi ricorrenti dell'artista: l'infanzia abbandonata. Il pittore ci restituisce gli oggetti con realismo e semplicità, senza troppi dettagli, dato che il suo vero obiettivo è descrivere il dramma umano dei bambini abbandonati e cresciuti senza l'affetto di una vera famiglia.

Autore:

Gioacchino Toma (1836-1891) è tra i maggiori pittori dell'Ottocento napoletano e tra i più originali del suo tempo in Italia. Anch'egli orfano e allevato negli ospizi, pervade le sue opere di tristezza tanto che la critica dell'epoca lo chiamò "il pittore del grigio".