Francesco Hayez

Francesco Hayez (Venezia 1791 - Milano 1882) nasce in una famiglia molto povera, costretta ad affidarlo all'età di sei anni alle cure di una zia materna, moglie di un restauratore e commerciante d'arte genovese. Furono gli zii ad influenzare la formazione del giovane, il quale mostrava una naturale inclinazione per il disegno. Desiderosi di farne un buon restauratore, gli zii lo fecero perfezionare presso il pittore Francesco Maggiotto, tardosettecentista veneziano.

Hayez entrò alla Nuova Accademia di Belle Arti all'età di 15 anni per seguire i corsi di Pittura Storica e a 18 anni vinse l'Alunnato di Roma, un concorso indetto dall'Accademia che offriva ai vincitori una borsa di studio di tre anni. Arrivato a Roma, Hayez si affianca ad Antonio Canova che divenne il suo principale protettore; si dedicò allo studio delle opere antiche copiando famose statue e i celebri affreschi di Raffaello nelle stanze Vaticane.

Sotto la spinta di Canova e del conte Cicognara, Hayez partecipò al concorso indetto dall'Accademia di Milano presentando il Laocoonte e ottenendo il suo primo premio importante che gli fruttò il consenso dell'ambiente accademico. A Roma conobbe Vincenza Scaccia che sposò nel 1817. Nel 1820 espose a Milano il Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, il successo suscitato dall'opera fu enorme: l'artista aveva scelto come soggetto un "moderno" un argomento medievale tratto dalla Storia delle Repubbliche Italiane del Sismondi. Nel 1821 espose a Milano I Vespri Siciliani, opera letta dai contemporanei come una vera e propria esaltazione della ribellione contro l'occupazione straniera; l'anno successivo venne nominato supplente all'Accademia di Brera e si trasferì da Venezia a Milano dove si dedicò ai grandi episodi di storia veneziana (Ultimi momenti del doge Marin Faliero,1867) e ai ritratti (Alessandro Manzoni, 1841; Antonio Rosmini, 1853; Massimo D'Azeglio, 1864; Cavour, 1864). Nel 1850 fu docente di pittura storica all'Accademia di Brera, della quale divenne presidente nel 1860.