Flippo Palizzi

Filippo Palizzi (Vasto 1818 - Napoli 1899) nasce in una famiglia numerosa, dove tutti esprimevano un forte interesse per le arti. A Vasto Palizzi si cimenta nell'arte, disegnando paesaggi e mappe topografiche, nell'intaglio del legno e nella modellazione della ceramica.

Interessato alla rappresentazione della realtà, Palizzi, insieme ai suoi tre fratelli, anch'essi pittori, fu tra i primi artisti a introdurre in Italia, intorno alla metà dell'Ottocento, una pittura di tipo verista, allontanandosi dalla tradizione accademica dei dipinti storici, religiosi o mitologici, per mettersi a dipingere dal vivo soggetti contemporanei e popolari, realizzando così, lungo tutto il corso della sua vita, una vasta quantità di studi dal vero di paesaggi, figure e animali.

Fra il 1841 e il 1842, soggiornò in Basilicata per studiarne i costumi popolari; fu poi al seguito del principe Maronsi, per realizzare numerosi ritratti all'aristocrazia traendo disegni e impressioni di viaggio. Palizzi rientra in Italia quando il fratello Giuseppe aveva deciso di trasferirsi a Parigi, divenendo un punto di riferimento per i giovani artisti italiani che si recavano per studio in Francia. Le ripetute visite e gli interessi del fratello avvicinarono Filippo alla scuola di Barbizon e all'ambiente parigino. Dopo il 1848, con le istanze risorgimentali, la sua pittura, rappresenta soggetti relativi ai martiri cristiani, allude alle persecuzioni subite dai patrioti, ai quali fecero seguito alcuni dipinti e bozzetti militari e di vita garibaldina.

La sua pittura, nel tempo, si era progressivamente aggiornata sugli esempi francesi, soprattutto dei dipinti di Gustave Courbet e Jean-François Millet, i quali proponevano una visione nuova del fare arte, con i temi del lavoro e della fatica fisica che gravava su uomini e donne, privati da ogni speranza di riscatto sociale, divenendo così per molti dei nostri artisti italiani pittorici e modelli etici.


Fu lo stesso Palizzi, nel 1891 a donare alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, trecento dei suoi
dipinti che potessero testimoniare l'intero percorso della sua attività di artista.