Arti figurative

Da quando il Rinascimento italiano trattò della teoria e della storia della pittura, della scultura e dell'architettura, fu inevitabile la necessità di un termine che comprendesse queste tre diverse arti e fu Giorgio Vasari (1550) che le definì arti del disegno, nella convinzione che il disegno è il padre comune delle arti.

Nelle "arti figurative" - nella pittura, nel disegno, nella grafica, nell'architettura e nella scultura, oltre che nelle varie arti plastiche - la parola "forma" è utilizzata per indicare ciò che parte dall'impiego del colore puro fino ad arrivare al disegno. In scultura la forma fa riferimento alle opere che acquistano il carattere della tridimensionalità e che consentono, attraverso l'esperienza sensoriale, di percepire la materia mediante una visione prospettica e di "profondità".

L'arte figurativa si è sempre servita della forma per rispondere all'obiettivo di rappresentare, attraverso immagini riconoscibili dall'occhio umano, il mondo reale. Sulla base di questo presupposto, si sono sviluppate correnti artistiche come il Rinascimento, il Barocco e il Realismo, seguiti dall'Impressionismo e dall'Espressionismo che, seppure basate sull'uso della forma e delle figure, sono decisamente meno interessate al mimetismo con la realtà. Per contrapposizione al "figurativismo moderno", lo stile pittorico e scultoreo degli artisti che si sono affermati dal secondo dopoguerra in poi, sono sorti movimenti artistici basati sul rifiuto della forma e centrati su una visione concettuale ed informale della realtà.