Morte

 

Nella società dell'incertezza c'è dubbio anche sulla morte. Il dibattito sull'eutanasia, sul testamento biologico, sulla fine delle attività intellettive sono solo tre esempi di come l'uomo contemporaneo si pone nei confronti della fine della vita.

Presso le culture tradizionali, la morte è vissuta come un naturale passaggio da una generazione all'altra, anche per la compresenza di individui che appartengono a diverse generazioni nello stesso nucleo abitativo. Nelle società occidentali la perdita dei riferimenti religiosi e l'individualizzazione dell'esperienza umana hanno cambiato l'immagine della morte, vista come esperienza individuale.

In un'ottica evolutiva la morte è considerata un processo, come ogni altra fase (infanzia, adolescenza, gioventù, maturità e vecchiaia) anche essa appartiene al ciclo della vita e, sebbene sia determinata biologicamente, risente delle differenze culturali e delle condizioni materiali della vita di ognuno.

Nella dimensione sociale la morte, soprattutto dopo l'opera di Philippe Ariès (Blois, 21 luglio 1914 - Tolosa, 8 febbraio 1984) Storia della morte in Occidente: dal Medioevo ai giorni nostri (1989), viene studiata in funzione degli effetti che provoca al contesto sociale che sta intorno al morente, dei riti che l'accompagnano, dei pregiudizi che la escludono dalla vita quotidiana.

Nel quadro di Pagliano del 1884 è rappresentata la dimensione simbolica della morte che trascende la dimensione fisica per indicare come il sacrificio per la Patria diviene l'accesso all'immortalità.