Vincenzo Vela

Vincenzo Vela (Ligornetto Canton Ticino 1820 - Mendrisio Canton Ticino 1891) viene avviato bambino al mestiere di scalpellino, a soli 14 anni raggiunge a Milano il fratello, scultore d'ornato, proseguendo l'apprendistato presso il cantiere del Duomo. Iscrittosi all'Accademia di Brera, a 22 anni vince il concorso dell'Accademia di Venezia, manifestando una forte indipendenza rispetto ai canoni classici vigenti nell'insegnamento accademico della scultura.

Terminati gli studi riceve commissioni pubbliche e private. La statua del Vescovo Luvini (1844) e La preghiera del mattino (1846) suscitano un vero e proprio caso per la loro adesione al reale, raccogliendo ampi consensi tra il pubblico e la critica progressista. Nel 1848 partecipa come volontario alla guerra del Sonderbund, dove conosce il generale Henry Dufour, che ritrae alcuni anni più tardi, quindi alla campagna contro l'Austria in Lombardia. Rientrato a Milano, torna all'attività di ritrattista e di scultore funerario per le principali famiglie dell'aristocrazia milanese.

Nel 1851 l'esposizione a Brera dello Spartaco lo consacra capofila della scuola naturalista e portavoce degli ideali risorgimentali in scultura. All'età di 36 anni diviene professore di Scultura all'Accademia Albertina. A Torino l'artista gestisce ben tre atelier. Dopo il trionfo conseguito all'Esposizione Internazionale di Parigi, con Gli ultimi momenti di Napoleone I acquistato dall'imperatore stesso per lo stato francese, lo scultore si ritira nella sua villa di Ligornetto, dove lavorerà fino alla fine dei suoi giorni.

La vicenda dello scavo del tunnel ferroviario del Gottardo (1872-1882) aveva colpito profondamente lo scultore, tanto da indurlo a realizzare l'altorilievo. Nel corso della sua carriera, Vincenzo Vela si era già distinto come artista-militante e di grande sensibilità: una sorta di documentarista che attraverso opere e monumenti di carattere politico e civile, esprimeva il suo desiderio di fissare nomi ed eventi salienti della storia contemporanea.