Adriano Cecioni

La figura di Adriano Cecioni (Fontebuona 1836 - Firenze 1886) si distingue ancora oggi per la varietà e la
completezza della sua personalità artistica; egli fu scultore, pittore, scrittore e critico d'arte. A farlo emergere nel panorama artistico dell'800 è proprio il procedere parallelo del suo concreto operare e di una componente teorica volta a guidarne e a giudicarne i risultati.

La sua formazione inizia presso l'Accademia di Firenze con un esordio classico e purista alla scuola di Aristodemo Costoli; oltre a dedicarsi alla scultura, impara ad affrontare temi elevati caricando l'immagine artistica di nozioni filosofiche e teoriche. Il suo pensiero e le sue opere riprendono il movimento realista degli anni '60, con le sue posizioni e contraddizioni.

Nel 1859, a 23 anni, Cecioni, terminati gli studi, parte volontario per le campagne di indipendenza italiana e sui campi di battaglia conosce Telemaco Signorini, incontro che lo avvicinerà alla cerchia dei Macchiaioli e lo spingerà alla ricerca e all'applicazione nella sua arte dei principi tanto discussi al "Caffè Michelangelo". A Napoli, dove rimane fino al 1867, Cecioni non si limita allo studio, ma si inserisce nella scuola di Resìna, dove lavora accanto a Federico Rossano, Marco De Gregorio e Giuseppe De Nittis.

A differenza dei suoi compagni, Cecioni predilige il tema della figura e degli interni, motivi che svilupperà con una geniale interpretazione una volta tornato a Firenze. Qui l'artista si legherà in modo definitivo e attivo al gruppo dei Macchiaioli del "Caffè Michelangelo", di cui è considerato il primo storico e, insieme a Signorini, teorico, pubblicista e divulgatore. Nel 1872 Cecioni si sposta a Londra dove lavora come illustratore e divulga con i suoi scritti la corrente verista dell'arte italiana. Nel 1884 torna a Firenze, dove lo aspetta una cattedra di disegno al Magistero.