Malinconia

Stato d'animo intriso di tristezza e unito ad una vaga dolcezza, la malinconia può comportare un abbassamento del tono umorale fino ad arrivare a forme gravi di depressione. Le origini del termine derivano dal greco mélas (nero) e cholé (bile) e stanno ad indicare uno dei quattro umori (bile nera, bile gialla, flegma e sangue, o umore rosso) dalle cui combinazioni dipendono, secondo la medicina antica, i caratteri dell'essere umano: malinconico, flemmatico, sanguigno e collerico.

Nel corso dell'Ottocento furono molti i pittori che dedicarono le loro opere alla malinconia. Negli anni risorgimentali, Francesco Hayez realizza un dipinto che può essere considerato il Manifesto del Romanticismo pittorico, La meditazione (1851), in cui raffigura l'Italia nei panni di una giovane donna, che tiene tra le mani un volume con le date delle Cinque Giornate di Milano e una croce ad indicare il martirio dei patrioti mentre medita sul doloroso presente dell'Italia.

A riprova del largo spazio che il sentimento malinconico trova in Hayez, ricordiamo anche il dipinto realizzato dal pittore nel 1842, La malinconia. Pochi anni dopo, nel 1849, il trentaquattrenne Domenico Induno, influenzato dall'amico e maestro Hayez, realizzerà Malinconia, oggi esposto al Museo Civico Revoltella di Trieste.

Victor Hugo definisce la malinconia "la gioia di sentirsi tristi". Spesso infatti per gli artisti la malinconia diventa un motivo di ispirazione e suscita la capacità di cogliere gli aspetti inusuali del vero. Il contributo di Sigmund Freud è stato fondamentale per descrivere gli effetti derivanti dalla malinconia che, lungi dall'essere associata ad un sentimento positivo, può anche essere intesa come sintomo di gravi disturbi psichici.