Antonio Mancini

Antonio Mancini (Albano laziale, Roma 1852 - Roma 1930) nasce in una famiglia di umili origini. Pressoché autodidatta, si ispirò ai temi del verismo partenopeo di Domenico Morelli, che conobbe in seguito al trasferimento della famiglia a Napoli nel 1865. Mancini ne accentuò la visione poetica ed emotiva del mondo napoletano.

Particolarmente difficili furono gli esordi condivisi con Vincenzo Gemito, lo scultore con il quale aveva in comune lo studio. Le prime opere realizzate lo vedono affascinato dai quartieri più popolari di Napoli. Dagli anni '80 la sua fama travalica le Alpi, grazie al sostegno del pittore e mecenate olandese Hendrick Mesdag, ma soprattutto per la partecipazione al Salon parigino del 1872 dove espone Ultimo sonno e Fanciullo che va alla scuola.

A Parigi Mancini ha modo di avvicinarsi alle sperimentazioni impressioniste, ma soprattutto è interessato alla questione pittorica sui materiali: per esempio inserisce nella trama della tela carta stagnola e vetro, che gli permettono di riverberare gli effetti luministici. Al periodo del soggiorno parigino risale il dipinto Lo studio (1875) che fu realizzato undici anni dopo lo Scugnizzo, rispetto al quale mostra con evidenza un tratto decisamente più veloce e lieve, oltre ad una materia pittorica più trasparente. Ambedue i quadri hanno come modello lo scugnizzo napoletano Luigiello, al quale Mancini si legherà a tal punto da volerlo con sé a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale del 1878, in cui compare come soggetto in Il Saltimbanco.

Nonostante sia colto da esaurimento nervoso fino ad essere ricoverato in un ospedale psichiatrico, Antonio Mancini conquista il mercato inglese grazie all'interessamento di John Singer Sargent. Gli ultimi anni della sua vita sono un susseguirsi di mostre personali nazionali e internazionali, oltre al conferimento di diverse onorificenze, tra cui la cittadinanza onoraria di Napoli, nel 1923, e la nomina ad Accademico d'Italia nel 1927.