Luminismo

Il luminismo (dal latino lumen, luce) indica la tendenza di un artista a cercare effetti luminosi mediante forti contrasti di luce e ombra ed un uso violento della luce che, provenendo da una fonte localizzata, spicca sull'intonazione scura. Secondo Roberto Longhi (Quesiti caravaggeschi, 1928-29) questo movimento tipico della pittura lombarda è costituito da uno stile nel quale la luce non è più asservita al plasticismo dei corpi e delle forme, ma diventa, con l'ombra, arbitro della loro esistenza. Il luminismo trova applicazione in alcuni lavori di artisti rinascimentali (La liberazione di San Pietro dal carcere di Raffaello nelle Stanze Vaticane), ma soprattutto negli esponenti del tardo Rinascimento e del Seicento, fra cui Tintoretto, Caravaggio e Rembrandt.

Un precursore del luminismo può essere individuato in Vincenzo Foppa (Bagnolo Mella, 1427 circa - 1515 circa), artefice del Rinascimento lombardo, prima dell'arrivo a Milano di Leonardo Da Vinci. Altri nomi celebri sono legati a pittori lombardi del Cinquecento, come Savoldo e Moretto, antesignani del Caravaggio, colui che ebbe il merito di scoprire "la forma delle ombre". Il puro "lume" astratto dona tensione all'immagine e prestigio alle cose, allude al contrasto di luce e ombra, che dà risalto al volume e alla plasticità dei corpi e degli oggetti raffigurati.

Il manierista Lomazzo (Milano 1538 - 1600), di origine lombarda, scrive: "il lume è qualità senza corpo". Prima ancora Leonardo Da Vinci (Vinci, Firenze 1452 - Amboise 1519) aveva tentato di introdurre tra i colleghi il frutto dell'esperienza nord europea riferita soprattutto ai Paesi Bassi, praticando esperimenti sull'"imitazione della realtà" e dando basi scientifiche all'applicazione della luce, per verificarne gli effetti a seconda delle superfici.