Approfondimenti

Storia e società:

"Nosocomio" è un termine letterario che significa "luogo di cura dei malati", l'attuale ospedale. In questo caso indica l'ospedale psichiatrico. Di fatto vi si trovavano anche malati di altro genere, come i sifiliaci, quelli che avevano malattie croniche della pelle o anche persone scomode o scandalose per le famiglie. I manicomi non erano sottoposti ad alcun controllo. Per questo bisognerà aspettare il 1904, quando fu approvata la legge n. 36, che resterà in vigore fino al 1978. E' in questo contesto che si inserisce il quadro di Silvio Rotta.

Percezione:

I malati rappresentati mostrano in maniera evidente i segni della malattia mentale. L'artista descrive drammaticamente lo squallore della loro condizione, la loro solitudine, chiusi come sono nel loro mondo di sofferenza. L'unica dimensione di relazione sociale del dipinto è costituita dalla coppia sulla destra in cui un sacerdote parla con un paziente. Lo spazio del cortile è circondato da un alto muro di cinta oltre il quale si vede il nosocomio stesso, come a voler rappresentare l'isolamento e la costrizione dei reclusi. I colori spenti contribuiscono ad accentuare il senso di malinconia che diffonde il quadro.

Arte:

Il dipinto è costruito secondo delle diagonali (le panchine, il sentiero lungo il muro) che suggeriscono una grande profondità di campo, come se il cortile, luogo di dolore, fosse uno spazio molto grande, un luogo di raccolta delle sofferenze umane. Le tonalità spente dei grigi e dei marroni, la mancanza di una fonte diretta di luce in questo cortile, in cui il sole non riesce a farsi strada, suggeriscono perfettamente la malattia, il disagio, l'abbandono dei pazienti.

Autore:

Silvio Rotta (1853-1913) dipinge il mondo così com'è, senza abbellire la realtà, anzi compiendo un'opera di denuncia sociale. Egli infatti, allontanatosi dalla pittura di genere dei suoi primi anni, si orientò decisamente verso il realismo sociale prediligendo la scottante tematica degli emarginati e degli esclusi.