Nosocomio

 

Dei nosocomi, ossia degli ospedali psichiatrici si ha nozione a partire dal XV secolo. Tali strutture furono fondate da ordini monastici, da amministrazioni locali e da singoli medici. Nel XIX secolo a causa di un incremento di malati si iniziò a discutere di una legge capace di regolare i manicomi, che fino a quel momento godevano di una piena autonomia.

La legge 36 del 1904 sancì che le dimissioni del malato potevano aver luogo solo dopo un decreto del tribunale su richiesta del direttore del manicomio e ammise il licenziamento in via di prova, concesso a coloro che miglioravano, indicando l'obbligo di ricovero esclusivamente per malati pericolosi e scandalosi ed istituendo un servizio speciale di vigilanza sugli alienati. Le norme restarono in vigore fino al 1978, quando furono presi in considerazione i diritti del malato.

Dal 1961 lo psichiatra Franco Basaglia aveva organizzato un movimento (Psichiatria democratica) con l'obiettivo di chiudere i manicomi. La legge 180 del 1978 - indicata come la Legge Basaglia - del 1978 li abolì in modo definitivo, eliminando la pericolosità dei pazienti come ragione della cura, e sancendo che il trattamento sanitario obbligatorio dovesse essere imposto "se esistono alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici e se gli stessi non vengono accettati dall'infermo" (art. 34).

Nel 1994 furono definite le norme per la chiusura definitiva dei manicomi attuate nel 1996. Così i 76 manicomi attivi nel 1968 sono stati sostituiti da 1341 strutture residenziali, 257 strutture semiresidenziali, 433 imprese sociali, 481 strutture semiresidenziali, 695 centri di salute mentale e 320 SPDC (Servizi psichiatrici diagnosi e cura).