Profondità di campo

 

 

Spesso i pittori della seconda metà del XIX secolo si sono ispirati alle scoperte della fotografia e viceversa. Lungo il corso del '900 il confine tra pittura e fotografia si è fatto talmente labile che viene da chiedersi se il "realismo", nell'accezione più comune del termine, competa più alla fotografia o alla pittura, stante le numerose sperimentazioni, in campo pittorico, di stampo eminentemente fotografico, come testimoniano molti movimenti europei ed americani quali l'impressionismo, il realismo, l'iperrealismo, il postmoderno, e stante il parallelo dilagare, in campo fotografico, delle tecniche e delle elaborazioni digitali. Tra queste la profondità di campo permetteva di ritrarre soggetti dai contorni nitidi: per motivi legati all'angolo di incidenza dei raggi luminosi, il campo nitido è sempre più esteso dietro al soggetto a fuoco che davanti.

Nel cinema l'uso della profondità di campo è presente già nei primi filmati dei Fratelli Lumière (Arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat) dove è possibile scorgere sia il treno in arrivo in "campo lungo", sia i passeggeri che discendono colti secondo vari piani di ripresa. Chiaramente il cinema muto esaltò particolarmente l'uso della profondità, che venne in secondo piano con l'introduzione del parlato. La recente tecnologia 3D riduce enormemente la profondità di campo per dare maggiore risalto ai soggetti posti in primo piano.

Il fatto che pittura e fotografia costituiscano oggi un complesso inestricabile legato da un saldo rapporto osmotico non impedisce tuttavia il protrarsi di un reciproco confronto vivacemente dialettico, al quale hanno apportato prezioso contributo le riflessioni teoriche di artisti, fotografi, esperti ed intellettuali quali Rosalind Krauss, Henry Van Lier, Philippe Dubois, Ando Gilardi, Franco Vaccari e molti altri, aprendo innumerevoli canali di comunicazione tra due discipline che hanno, indubbiamente, larga base comune.