Silvio Rotta

 

Silvio Rotta (Venezia 1853 - 1913) nacque a Venezia nel 1853. Utilizzò principalmente gli acquerelli, tecnica con la quale rappresentava liete scene di vita popolare veneziana, sotto l'influenza del padre Antonio che fu il suo primo maestro. Ottenne i primi successi proprio con un acquerello, Testa di veterano, che costituì il suo esordio da tredicenne.

A 25 anni ricevette una medaglia d'oro all'Esposizione Universale di Parigi per Costumi popolari veneziani. Tutta la sua prima fase pittorica fu legata alle tematiche di genere, ma nel 1887 la sua carriera compì un cambiamento radicale: con I forzati (Budapest, Szepmuveszeti Museum), opera presentata all'Internazionale di Venezia, Rotta dimostrò di avere, forse anche a causa di una malattia che lo coinvolgeva personalmente, una certa sensibilità nei confronti degli aspetti del realismo sociale e delle tematiche degli alienati. L'opera ottenne un successo di critica inimmaginabile.

Nel 1895 Rotta presentò alla prima Biennale Nosocomio, l'opera ospitata dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, con la quale riscosse ancora una volta, non solo il plauso della critica, ma anche il consenso popolare. Il dipinto - quasi una fotografia tradotta in pittura - raffigura la scottante realtà delle strutture manicomiali del tempo e le reali condizioni in cui versavano i malati.

Denunciando gli aspetti più crudi e la sofferenza dei degenti, il quadro assume una notevole dimensione di drammatica denuncia sociale. Intanto l'aggravarsi della malattia costrinse Rotta ad esporre molto meno. Fu così che, dopo aver presentato, nel 1912, l'opera Nelle tenebre, l'artista prediletto dalla critica veneziana si congedò spegnendosi l'anno successivo nella sua città natale.