L'acqua zurfegna

Caprile_L'acqua zurfegna a Santa LuciaIl dipinto raffigura un adolescente dalla pelle scura e dai lineamenti marcati. Il protagonista è uno "scugnizzo", un giovane del popolo più minuto e povero di Napoli, ritratto mentre trasporta le tipiche "mummare", fiasche in terracotta usate per conservare e non alterare le proprietà dell'acqua sorgiva.

All'epoca in cui è stato ambientato il dipinto, lavorare era considerato normale tra i ragazzi napoletani, e ancora oggi lo sfruttamento dei minori è una realtà dolorosamente diffusa. L'immagine, costruita come una fotografia, presenta un bambino scalzo e coperto di stracci, che emerge da uno sfondo lievemente sfocato.

La gamba sinistra è distesa per rappresentare, pur nella staticità della figura, il dinamismo del corpo in movimento. Il volto non sembra affaticato; l'espressione seria descrive una certa indifferenza nell'accettazione della propria realtà. Lo scarno abbigliamento, lo sguardo "vivo", abituato alla vita di strada, la pancia gonfia, la collanina devozionale e le orme sul pavimento sono indizi tangibili di una condizione esistenziale e di un lavoro stancante.

Sullo sfondo buio, appaiono insieme alle anfore ancora da riempire, altri tre ragazzi: il primo abbigliato con una camicia e un fazzoletto rosso, fa la guardia ai preziosi orci; gli altri due, lievemente accennati, riempiono le brocche d'acqua. Pur trattandosi di un piccolo scorcio di vita quotidiana, il pittore lo ha voluto raccontare con estrema solennità.

La minuzia con cui l'artista riproduce il corpo del ragazzo e gli orci in terracotta fa della scena di genere una rappresentazione estremamente realistica che indugia sulla povertà e sui sacrifici che i bambini sono costretti a compiere. Inoltrando lo sguardo nel buio-umido dell'antro l'autore ha fatto entrare lo spettatore nel quadro, conferendo all'opera una profonda connotazione di realismo.

Approfondimenti