Lavoro minorile

Il quadro rimanda al grave problema del lavoro minorile, che fra Ottocento e Novecento era diffuso in tutta Italia, arrivando fino all'immediato dopoguerra. Sonnino e Franchetti nella loro Inchiesta in Sicilia del 1876 cercarono di sensibilizzare l'opinione pubblica al dramma del lavoro minorile denunciando le condizioni dei ragazzini che lavoravano nelle miniere di zolfo anche 15 ore al giorno ad una temperatura di 50° e trasportando carichi pesanti.

Il primo provvedimento di legge a tutela del lavoro minorile fu approvato dal Parlamento italiano nel 1886, anche se con disposizioni che già apparivano arretrate rispetto a quelle di altri paesi. Solo nel 1902 il Parlamento elevò a 12 anni il limite di età per l'assunzione e a 12-14 anni il limite per il lavoro in miniera. Ma a 15 anni si poteva svolgere qualunque lavoro. Del resto nel 1904 l'obbligo scolastico terminava a 9-10 anni. Nel 1919 nasce, in seguito al trattato di Versailles, l'OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) punto di riferimento per la trattazione del problema.

Attualmente sembra che nel mondo 246 milioni di ragazzi sotto i 18 anni siano costretti a lavorare, di questi 186 milioni hanno meno di 14 anni e 180 si trovano in pericolo di vita. In Italia le stime dei minori che lavorano illegalmente oscillano fra le 200.000 e le 500.000 unità, in primo luogo in Campania, seguita dalla Sicilia, la Puglia e la Lombardia.