Secessione e Avanguardia (ottobre 2014)

31 ottobre 2014 - 15 febbraio 2015

La Galleria ha realizzato una grande mostra sul periodo che ha preceduto la Prima guerra mondiale: un periodo breve, ideologicamente segnato da contrasti politici e sociali, durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e di avanguardia.

La mostra è a cura di Stefania Frezzotti.

Boccioni, Umberto, Idolo moderno, 1911
 

 

 

La mostra approfondisce un momento di particolare fervore innovativo nella cultura artistica e letteraria italiana immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Un periodo breve, ideologicamente segnato da contrasti politici e sociali, durante il quale artisti e critici si interrogano sui concetti di modernità e di avanguardia.
Mentre l'Ottocento, il ‘secolo lungo', moriva, e con esso la mitologia positiva della belle époque, una generazione di giovani artisti si poneva in aperto conflitto con il consolidato sistema ufficiali e delle esposizioni, contestando i criteri conservatori e selettivi che regolavano la partecipazione, rivendicando autonomia di ricerca e libertà di espressione.
Come era già avvenuto a Berlino, Monaco e Vienna e in altri centri europei, gruppi di artisti italiani giovani e meno giovani sceglievano di associarsi nel comune segno della Secessione, sia interpretata, alla lettera, come separatismo, divisione netta, sia come manifestazione che raccoglieva le forze più innovative intorno a concetti modernisti, ma in cui non tardarono a penetrare elementi di avanguardia.
La mostra prende l'avvio dal 1905, anno in cui Severini e Boccioni organizzarono nel Ridotto del Teatro Nazionale di Roma una Mostra dei Rifiutati che costituì un primo germe di opposizione.
Le esigenze di rinnovamento e di apertura internazionale si polarizzano fra il 1908 e il 1914 a Venezia e a Roma, nelle manifestazioni di Ca' Pesaro e della Secessione Romana, mentre la dirompente novità dei Futuristi, trova una nuova sede espositiva, sempre a Roma, nella Galleria Sprovieri.
Ca' Pesaro e Secessione Romana rappresentano quindi i poli di un'avanguardia ‘moderata', contrapposta, non senza contraddizioni, all'avanguardia radicale del Futurismo, che intende incidere in maniera rivoluzionaria sul linguaggio artistico e sulla realtà sociale e politica.
La mostra si chiude quindi sulla tabula rasa che il conflitto mondiale attua nei confronti di ogni aspirazione avanguardista, inglobandone lo slancio vitale. All'entusiastico interventismo futurista, alla nuova, modernissima iconografia della guerra, si contrappone la poetica del silenzio e dell'assenza, presagio del dramma imminente, del primo De Chirico

 

The exhibition examines a moment of particular innovative fervor in Italian artistic and literary culture immediately preceding the First World War. A brief period, marked ideologically by political and social contrasts, during which artists and critics questioned their beliefs on the concepts of modernity and the avantgarde.
While the 19th century, the ‘long century', was dying, and with it the positive mythology of the Belle Époque, a generation of young artists placed themselves in open conflict with the consolidated system of exposition offices, contesting the conservative and selective criteria that regulated participation, and claiming autonomy of research and liberty of expression.
As had already come to pass in Berlin, Monaco, and Vienna and in other European centres, groups of young and also older Italian artists chose to associate themselves with the common "school" of Secession, both interpreted, to the letter, as separatism, clear-cut division, and as a demonstration that brought together the most innovative forces surrounding modernist conceptions, but in which they were not late in comprehending elements of the avantgarde.
The exhibition begins with the year 1905, in which Severini and Boccioni organized at the Ridotto del Teatro Nazionale of Rome an Exhibition of Refused Artists that constituted a first seed of opposition. The needs for a renovation and for an international opening were focused on between 1908 and 1914 in Venice and in Rome, in the demonstrations of Ca' Pesaro and of the Secessione Romana, while the shocking originality of the Futurists found a new site for exhibitions, also in Rome, at the Sprovieri Gallery.
Ca' Pesaro and the Secessione Romana represent, therefore, the poles of a ‘moderate' avantgarde, opposed, not without contradictions, to the radical avantgarde of Futurism, which intended to influence, in a revolutionary way, the artistic language and the social and political reality.
The exhibition closes, therefore, on the tabula rasa that the world conflict realised in regard to every avantgarde aspiration, absorbing that vital passion. With the enthusiastic interventionism of the Futurists, with the new, highly modern iconography of the war, it opposed the poetry of silence and absence, the omen of the imminent drama, of the early De Chirico